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Uretrite: bruciore, secrezione e la terapia che serve davvero

Bruciore e secrezione non dicono quale germe c’è sotto: la terapia si sceglie sul test, e il partner si tratta insieme.

L’uretrite è l’infiammazione dell’uretra, e nella grande maggioranza dei casi ha un’origine sessuale. La domanda utile non è quale antibiotico sia più forte, ma quale germe c’è sotto: gonococco, clamidia, micoplasmi e trichomonas rispondono a molecole diverse, e due di questi danno sintomi così lievi da essere scambiati per irritazione.

Uretrite gonococcica, non gonococcica da clamidia e micoplasmi, e da trichomonas: terapie e durata
Tre quadri diversi dietro lo stesso sintomo: la terapia si sceglie sul germe, non sulla quantità di secrezione.

Gonococcica o non gonococcica

La divisione classica regge ancora perché cambia la terapia. La forma da Neisseria gonorrhoeae compare in fretta, due-sette giorni dopo il contatto, con secrezione abbondante e giallastra e bruciore marcato. La forma non gonococcica — soprattutto Chlamydia trachomatis e Mycoplasma genitalium — ha un’incubazione più lunga, secrezione scarsa o solo una goccia al mattino, a volte nessun sintomo. L’aspetto della secrezione orienta, ma non chiude la questione: le infezioni miste non sono rare, ed è il motivo per cui le due coperture vengono spesso associate.

Il test che cambia la terapia

L’esame di riferimento è l’amplificazione degli acidi nucleici sul primo getto di urina o su tampone uretrale, che identifica clamidia e gonococco; su richiesta anche Mycoplasma genitalium e Trichomonas vaginalis. Si raccoglie dopo almeno un’ora senza urinare, altrimenti il risultato perde sensibilità. Nella forma gonococcica la coltura con antibiogramma conserva un ruolo, perché la resistenza di questo germe cresce anno dopo anno.

Gli schemi in uso

Per la gonorrea la terapia di riferimento è una cefalosporina iniettiva in dose singola, somministrata in ambulatorio: non è una compressa e non fa parte di questo listino. Per l’uretrite non gonococcica lo schema più usato è la doxiciclina per sette giorni, oggi preferita all’azitromicina in dose singola proprio per il problema della resistenza; l’azitromicina resta indicata in situazioni precise, tra cui la gravidanza. Il trichomonas si tratta con un nitroimidazolo per bocca, insieme al partner. Dosaggi e prezzi sono nelle schede della doxiciclina 100 mg e del suo uso corretto, dello Zithromax generico in cicli brevi e del Flagyl e dei dosaggi del metronidazolo.

GermeIncubazioneTerapia tipicaPartner
Neisseria gonorrhoeae2-7 giorniCefalosporina iniettiva in dose singolaSì
Chlamydia trachomatis1-3 settimaneDoxiciclina per 7 giorniSì
Mycoplasma genitaliumSettimanePercorso dedicato, resistenza frequenteSì
Trichomonas vaginalis4-28 giorniNitroimidazolo per boccaSì

Il partner è la parte che fa fallire la cura

Curare una sola persona di una coppia significa ricominciare fra tre settimane. Vanno avvisati e trattati i partner degli ultimi sessanta giorni, anche quando non hanno alcun sintomo, e i rapporti si sospendono fino a sette giorni dopo la fine della terapia di entrambi. È la parte più sgradevole della visita, ed è anche quella che decide se l’infezione finisce qui.

Quando i sintomi restano dopo la cura

Un bruciore che persiste a terapia finita non significa quasi mai che l’antibiotico non abbia funzionato. Le cause tipiche sono tre: Mycoplasma genitalium resistente ai macrolidi, che richiede un percorso specifico; una reinfezione dal partner non trattato; un’uretrite non infettiva, cioè irritativa o legata a un dolore pelvico cronico. Prendere di propria iniziativa un secondo antibiotico, in queste tre situazioni, non risolve nessuna delle tre.

Micoplasma resistente, reinfezione dal partner e forme non infettive
Un bruciore che resta dopo la terapia ha tre spiegazioni ricorrenti, e nessuna si risolve con un altro antibiotico.

Quando non è un’infezione sessuale

Esistono uretriti da cateterismo o da manovre strumentali, forme irritative da saponi e spermicidi, e il quadro, frequente negli uomini giovani, in cui bruciore e fastidio perineale durano mesi con tutti gli esami negativi: in quel caso la pagina giusta è quella sulla prostatite e le sue quattro categorie, dove l’antibiotico ripetuto è proprio il trattamento che non serve. Nella donna il bruciore a urinare porta più spesso alla cistite e alle infezioni delle vie urinarie, che ha germi e durate diverse.

Che cosa si rischia rimandando

Nell’uomo un’uretrite trascurata può risalire e dare epididimite, con dolore e gonfiore testicolare, o artrite reattiva. Nella donna le stesse infezioni, spesso silenti, risalgono verso l’utero e le tube: malattia infiammatoria pelvica, dolore cronico e danno tubarico con rischio di sterilità e di gravidanza extrauterina. La clamidia è la principale causa infettiva prevenibile di infertilità femminile in Europa, e nella metà dei casi non dà alcun sintomo.

Gli esami che si fanno insieme

Chi ha una infezione sessualmente trasmissibile ne cerca anche altre: HIV, sifilide ed epatite B sono il minimo, con un controllo ripetuto a distanza di qualche settimana per coprire il periodo finestra. È un fastidio di una mattina che evita diagnosi tardive, e nei centri pubblici dedicati questi test sono gratuiti e anonimi.

Che cosa non funziona

L’antibiotico avanzato da un ciclo precedente, scelto senza sapere quale germe trattare, seleziona resistenze e rende il test successivo meno leggibile. Le lavande, i disinfettanti locali e l’astensione dai rapporti senza terapia non eliminano l’infezione. Aspettare che la secrezione passa da sola è la scelta più rischiosa, perché i sintomi si attenuano prima che l’infezione sia finita.

Si può avere un’uretrite senza sintomi?

Sì, soprattutto da clamidia e da micoplasmi. Una quota rilevante di infezioni viene scoperta solo perché il partner ha fatto il test, ed è il motivo per cui il controllo di coppia conta più della sensazione soggettiva.

Basta un’unica compressa come si sentiva dire una volta?

Per l’uretrite non gonococcica oggi si preferisce il ciclo di sette giorni con doxiciclina: la dose singola di azitromicina ha mostrato più fallimenti e favorisce la resistenza dei micoplasmi.

Il preservativo protegge del tutto?

Riduce molto il rischio di clamidia e gonorrea, che si trasmettono con le secrezioni, ma non elimina quello delle infezioni che passano per contatto cutaneo, come l’herpes e l’HPV.

Devo ripetere il test dopo la terapia?

Il controllo di guarigione è indicato in situazioni precise, come la gonorrea e il Mycoplasma genitalium, e non prima di alcune settimane dalla fine della cura: un test troppo precoce può risultare positivo per materiale non vitale.

Quanto tempo dopo un rapporto compaiono i sintomi?

Da due a sette giorni per la gonorrea, una-tre settimane per la clamidia, fino a diverse settimane per i micoplasmi. Un sintomo comparso il giorno dopo un rapporto raramente dipende da quel rapporto.

Posso bere alcol durante la terapia?

Con i nitroimidazoli no: l’associazione dà nausea, vampate e vomito e il divieto vale anche nei giorni successivi. Con doxiciclina e azitromicina l’alcol non è vietato, ma peggiora la tollerabilità gastrica.

Questa pagina ha finalità divulgativa e non sostituisce la visita né gli esami. Gli schemi citati seguono le linee guida sulle infezioni urologiche della European Association of Urology; le raccolte di riferimento, con l’edizione in vigore, sono elencate nelle linee guida urologiche aggiornate. Leggi sempre il foglio illustrativo.

Schede dei farmaci citati

Non sono alternative intercambiabili: la molecola dipende dal germe identificato e, per la gonorrea, la terapia non è una compressa. Tutte le classi con i prezzi per confezione sono nella categoria antibiotici; la procedura di richiesta è in come ordinare: contatti e procedura, i tipi di prescrizione nella guida alla ricetta medica.

Ultima revisione: . Fonti: riassunti delle caratteristiche del prodotto AIFA, note AIFA di rimborsabilità e linee guida delle società scientifiche citate nel testo.